tutoring
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Cos’è?

Il tutoring, o tutoraggio, consiste in un attività di affiancamento e sostegno didattico, finalizzata all'acquisizione di un metodo di studio efficace e allo sviluppo delle capacità di assimilare e rielaborare in maniera autonoma le materie scolastiche. Il tutor dell'apprendimento collabora con allievi, famiglia e insegnanti al fine di promuovere negli studenti un miglioramento nella comprensione del materiale didattico, nello svolgimento degli impegni scolastici e nella gestione del proprio percorso formativo.

Cosa non è?

Il tutoraggio innanzitutto non coincide con le ripetizioni: queste ripropongono con modalità differenti i contenuti affrontati a scuola e che per qualche ragione lo studente non è riuscito a capire o imparare. È possibile che sia necessario recuperare i concetti di una specifica materia che non sono stati studiati e si sono accumulati, o più semplicemente rispiegare quelle nozioni con un approccio differente. Con le ripetizioni vengono colmate lacune che possono essere persistenti oppure transitorie. Il tutoring è rivolto invece a tutti quei casi in cui le difficoltà sono dovute a mancanza di strategie, organizzazione e metodo di studio, dedicandosi al materiale scolastico con un’attenzione particolare per i tempi di lavoro, gli spazi e i metodi. Lo scopo non è garantire il recupero in una materia, ma promuovere una solida impostazione di apprendimento.

Il tutoraggio non corrisponde inoltre ad un'attività di completamento dei compiti del giorno dopo: il focus è rivolto alla più generale acquisizione di un approccio che consenta lo svolgimento di qualsiasi compito e che garantista una comprensione approfondita del materiale di studio.

Infine, il tutoraggio non equivale ad una modalità di controllo dell'operato dei ragazzi: non coincide in sostanza con una pratica di supervisione, per verificare che l'alunno "si comporti bene" e rimanga concentrato sui libri. È invece un'attività professionale che lavora sui processi di apprendimento e sulla motivazione, affinché l'allievo possa svolgere al meglio le proprie mansioni scolastiche, senza necessità di controlli.

 

A chi si rivolge?

Il tutoring è indirizzato a bambini e ragazzi che presentano difficoltà nello studio determinate in genere da disturbi cognitivi, dell'apprendimento, del linguaggio e dell'umore. In particolare, si rivolge ad alunni che rientrano nella categoria BES (Bisogni Educativi Speciali), comprensiva dei seguenti casi:

  • Disabilità Intellettiva, che può essere lieve, moderata, grave o gravissima;

  • Disturbi Evolutivi Specifici, tra cui si annoverano: DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento), caratterizzati da deficit nella abilità di lettura, scrittura e/o calcolo (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia), laddove il QI risulti nella norma; DDAI (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), in cui si evidenziano marcate difficoltà a mantenere l'attenzione in maniera costante, agitazione motoria e/o impulsività; DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio), contraddistinto da un patologico atteggiamento contestatorio e di sfida;

  • Svantaggio sociale, culturale, linguistico.

Per quanto i quadri differiscano, condividono solitamente difficoltà nella strutturazione di un metodo di studio, nella comprensione del testo, nella pianificazione ed organizzazione, nella comprensione delle strategie di apprendimento, nella velocità di esecuzione, nell'automatizzazione delle procedure (tabelline, verbi, ecc.) e nella motivazione scolastica.

Come si struttura?

L'intervento viene effettuato nel corso di uno o più incontri settimanali effettuati a domicilio o in struttura preposta, la cui frequenza e durata vengono concordate con la famiglia a seconda delle necessità e problematicità riscontrate. Il lavoro è volto ad inquadrare le difficoltà e ad individuare e rafforzare le risorse dello studente, diverse da ragazzo a ragazzo, in modo da usarle per superare gli ostacoli in modo sereno ed efficace. Nel definire le problematiche presenti il tutor, qualora sospetti la presenza di un disturbo e non sia presente alcuna diagnosi, suggerisce alla famiglia di procedere ad una valutazione delle capacità di apprendimento. Il tutor opera inoltre per facilitare l'uso degli strumenti didattici che la scuola ha previsto per l'alunno. Questi si distinguono in strumenti compensativi e dispensativi, e sono riportati in documenti differenti a seconda della condizione specifica dell'allievo: in presenza di disabilità, questi sono indicati nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), in base alla legge 104/92; in caso di Disturbi Evolutivi Specifici o Svantaggio sociale, culturale e/o linguistico, sono invece definiti nel PDP (Piano Didattico Personalizzato), secondo la legge 170/10. A tal riguardo, compito del tutor è anche garantire alla famiglia un'agevole comprensione delle procedure previste per legge, dell'eventuale patologia del figlio e delle migliori metodiche di intervento. Nel collaborare con la struttura scolastica, il professionista può prendere parte ai GLH (Gruppi di Lavoro sull'Handicap) e ai Consigli di classe, ed effettuare incontri con gli insegnanti per la coordinazione ed il monitoraggio dell'andamento dell'alunno. 

Nell'adempimento di queste mansioni, il professionista lavora per creare un ponte tra alunno, insegnanti e genitori, in modo da garantire una collaborazione proficua ed uno scambio limpido di informazioni, creando un ambiente positivo per l'allievo, controllandone i progressi e favorendone il percorso scolastico. Lo studente viene aiutato a rendersi consapevole dei propri processi emotivi/motivazionali e di apprendimento e ad agire su di essi nel rispetto delle proprie risorse e dei propri limiti: questo gli consente di fare proprie ed utilizzare autonomamente strategie didattiche personali, in modo da avviare un percorso che possa proseguire indipendentemente dalla presenza del tutor. Uno dei fattori più importanti per il miglioramento delle prestazioni scolastiche è l'acquisizione di un senso di autoefficacia e competenza: per questo l'intervento del tutor non si limita alla dimensione didattica, ma incide anche sull'autostima degli alunni, promuovendone una crescita realistica che sostenga la motivazione ad impegnarsi: sentirsi fiduciosi nelle proprie capacità consente infatti una crescita della produttività scolastica e avvia un nuovo ciclo più funzionale.