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Come ti va la vita? - ci chiede la quarantena.



Costruire uno spazio non vuoto. Nell’immobilismo in cui ci troviamo in questo momento, la sensazione di un tempo vano, di giornate incolmabili e di un’inutilità della propria condizione di reclusione può essere logorante. La quotidianità può apparirci come un foglio bianco in cui ci dimeniamo insoddisfatti: videochiamate, film, libri potrebbero non bastare per colmare questo senso di vacuità. Ma siamo davvero in uno stato di interruzione totale della nostra routine? E se riuscissimo a percepire una sensazione di continuità con la nostra vita? In questo caso, la fase attuale potrebbe riservare, piuttosto che spazio vuoto, semplicemente spazio. Potrebbe essere il momento per interrogarci su quello che stiamo facendo, sulla direzione che stiamo seguendo, per porci in sostanza la domanda: «Cosa desidero dalla mia vita?». Ne potrebbero derivare questioni interessanti: mi sto orientando verso ciò che desidero? Sono soddisfatto di quello che sto realizzando? Come mi sento ora che non posso perseguire ciò tanto mi impegna?


Lo studio «Before I die I want to». A questo riguardo, nel 2017 io e la Dott.ssa Maria Luisa De Luca abbiamo condotto lo studio pilota «Before I die I want to» su un campione di studenti universitari, indagando, tra altre variabili, i propositi di vita espressi dai partecipanti e la loro percezione di senso nella vita. I risultati emersi sono stati esposti in un articolo pubblicato nel 2019 sulla rivista Orientamenti Pedagogici e alla luce della situazione attuale possono fungere da stimolo per una riflessione rivolta a sé, al proprio percorso: siamo fermi sul divano, è il momento perfetto per indirizzare lo sguardo in una direzione che non sia l’esterno. Lo studio ha preso le mosse dall’omonimo progetto fotografico avviato nel 2008 dalle artiste Kenney e Rives, che ha registrato i propositi di vita di persone da tutto il mondo, riportandoli nel sito www.beforeidieiwantto.org. Abbiamo seguito perciò una procedura analoga, rivolgendo ai partecipanti la domanda «Cosa vorresti fare prima di morire?», per poi scattare loro una foto Polaroid nel momento in cui rispondevano. Ognuno ha scritto il proprio proposito di vita nella parte inferiore della Polaroid ed ha ricevuto un biglietto su cui ha riportato il proprio obiettivo e la data, con l’invito a realizzare il proprio desiderio alla voce «l’ho fatto il giorno…». Dopo una settimana, i partecipanti sono stati sottoposti ad una batteria di quattro test.


I propositi di vita emersi. I propositi di vita dichiarati sono stati classificati sulla base delle tre categorie fondamentali di sistemi motivazionali (SM): fisiologici, interpersonali e di sviluppo di sé. I SM interpersonali hanno costituito il 59.5% dei bisogni espressi, i SM di sviluppo di sé il restante 40.5%. I SM maggiormente riportati sono stati Accudimento (32.1%) e Autorealizzazione (20.2%): il primo è stato espresso in propositi quali avere una famiglia e fare dei figli e in aspirazioni di aiuto verso il prossimo (realizzare una scoperta che possa aiutare gli altri, fare qualcosa per aiutare l’umanità, usare la propria professione per supportare le persone). Il secondo ha riguardato propositi di accettazione ed espressione di sé (sentirsi completi, realizzati in famiglia, lavoro e relazioni, essere soddisfatti di sé in una maniera amorevole, essere originali). Il fatto che i SM interpersonali abbiano rappresentato circa il 60% di tutti quelli registrati, seguiti dai SM di sviluppo di sé, è interpretabile in una specifica ottica: esclusa l’incidenza del tipo di campione (studenti di Pedagogia e Psicologia, predisposti quindi all’aiuto verso il prossimo e all’approfondimento di sé), questo dato potrebbe indicare una tendenza dell’uomo in generale, che si orienta alternativamente verso obiettivi di rapporto col prossimo e mete centrate su di sé.


Sistemi Motivazionali (azzurro: interpersonali; verde: sviluppo di sé)
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Alcune risposte

La percezione di senso. Lo studio ha evidenziato come la percezione di significato si associ a bassi livelli di ansia ed evitamento relazionale e ad una personalità connotata da un atteggiamento fiducioso, amorevole, libero e insieme capace di porsi dei limiti. Per spiegare questi dati si sono avanzate due ipotesi: da un lato individui dotati delle caratteristiche appena descritte sarebbero capaci di coltivare costruttivamente le proprie aspirazioni, in un modo che consenta loro di percepire la propria vita come dotata di senso, colma di valori e compiti; dall’altro questa attitudine positiva potrebbe originare la convinzione che il mondo sia un luogo positivo, e che le esperienze che esso propone abbiano valore e significato. Al contrario, persone caratterizzate da ansia ed evitamento relazionale e da ostilità nei propri confronti, sregolatezza caotica o ipercontrollo di sé, hanno difficoltà ad apprezzarsi e ad arricchire sé stessi con il proprio apporto personale, e presenterebbero lo stesso limite nei confronti del mondo esterno: diffidano di sé e della realtà. Ne deriverebbe una difficoltà a rintracciare bellezza e valore in quello che si fa, in sé, nelle proprie ambizioni, a leggere il mondo come palcoscenico in cui realizzarle, una realtà dotata di un senso positivo: questo logorerebbe la spinta a concretizzare i propri propositi, con stagnazione del processo di apertura all’esperienza e significazione della propria vita.

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